vai alla parte prima

vai alla parte seconda

LA DIFESA

La caccia tedesca

 

La jagdwaffe nel maggio 1944 si basava su due principali aerei da caccia: il Me 109 G e il FW 190 A, in particolare nelle versioni A6 e A8. Ognuno di questi aerei era stato, nella sua categoria, spinto al massimo sviluppo. Altri caccia impiegati durante l’opposizione notturna come il Me 110 o lo Ju 88 nel contrasto aereo diurno avevano limitazioni che verranno illustrate.

 

Il Messerschitt 109

Il Messerschitt 109 G aveva le seguenti caratteristiche: Lunghezza 8,95 m Apertura alare 9,97 m Altezza 2,60 m Superficie alare 16,4 mq, Peso a vuoto 2 250 kg Peso max al decollo 3 200 kg. La portanza delle ali era incrementata da alule automatiche Handley-Page sul bordo di attacco.

Era propulso da un Daimler-Benz DB 605 A in linea a 12 cilindri a V invertito di  1 475 Hp al decollo

Aveva una velocità max 650 km/h a 6600 m, una autonomia 560 km, 850 km con serbatoi supplementari da 300 l; poteva raggiungere la quota di  12 000 m

Era armato con  2 mitragliatrici MG 131 calibro 13 mm, 1 Cannone MG 151 calibro 20 mm sparante attraverso il mozzo dell’elica.

Come si vede il caccia tipo della jagdwaffe aveva un carico utile alquanto ridotto: tra i 2250 kg di peso a vuoto e i 3200 massimi al decollo dovevano starci dentro il pilota, le munizioni, il carburante e il dispositivo di superpotenza. Il che rendeva il raggio d’azione del caccia inferiore a 300 km se doveva tornare nell’aeroporto di partenza; peggio ancora il tempo di contrasto che gli era permesso, per tutta la guerra, non superò mai effettivamente i 30 minuti.

L’armamento  era costituito da due buone mitragliatrici da 13 mm in caccia che, per quanto di frequenza di tiro ridotta dal sincronismo dell’elica, garantivano una notevole precisione. Integrava le mitragliatrici in caccia un cannone da 20 mm sparante attraverso il mozzo dell’elica che, pur con frequenza di tiro molto inferiore e con munizionamento limitato, aveva nel raggio di 250 metri caratteristiche balistiche simili alla Mg131 e ciò semplificava sia il puntamento che la convergenza

Messerchmitt109 G6

L’armamento tuttavia non permetteva ad un Me 109 di contrastare efficacemente un quadrimotore americano. Non solo le armi di difesa (mitragliatrici da 12.7) dei bombardieri avevano un raggio pari a quello dell’attaccante –per cui per colpire era sempre necessario esporsi pericolosamente-, ma l’esperienza dimostrava che i colpi da 13 mm, sebbene seminassero morte e devastazione all’interno delle leggere fusoliere dei bombardieri, non riuscivano a provocare danni strutturali che portassero all’abbattimento dello stesso. I colpi da 13 mm ai serbatoi autostagnati erano inefficaci, nemmeno un colpo sulle bombe trasportate riusciva a penetrare il robusto spessore di ferro che racchiudeva l’esplosivo.

Per capire i limiti dell’efficacia delle armi di lancio dei caccia è necessario parlare dei serbatoi autostagnanti. Il principio su cui si basavano era quello della espansione di gomma a bassa vulcanizzazione: il serbatoio vero e proprio era ricoperto da strati di diverso materiale (cuoio, gomma non vulcanizzata, cellulosa, gomma vulcanizzata), se un proiettile forava tale rivestimento la benzina uscendo espandeva la gomma non vulcanizzata che chiudeva il foro ([1]). Ovviamente vi erano dei limiti e lo strato non vulcanizzato poteva chiudere il fori di un proiettile da 13 mm, ma non quello di un proiettile esplosivo da 20. L’idea che il serbatoio attraversato da un proiettile incendiario esplodesse ed è del tutto priva di senso perché, per esplodere, i vapori di benzina devono essere in percentuale con l’aria in un intervallo ristretto e, all’interno dei serbatoi, aria non ce ne era. Invece la benzina uscendo poteva incendiarsi e in poche decine di secondi indebolire la struttura dell’ala e portarla al collasso o surriscaldare i serbatoi portandoli all’esplosione.

Colpi a segno dei 20 mm erano perciò efficaci per aprire fori nei serbatoi che il sistema di autostagnante non era in grado di chiudere, ma quando erano sulla Germania i serbatoi erano in buona parte vuoti e l’equipaggio di un B17 poteva pompare manualmente la benzina dal serbatoio danneggiato ad un altro prima che si svuotasse. Solo numerosi colpi a segno su serbatoi diversi poteva portare all’abbattimento per esaurimento di carburante.

Analoghe considerazioni potevano essere fatte per i sistemi di estinzione: i quadrimotori avevano sistemi di spegnimento incendio ai motori molto buoni che però potevano essere saturati da numerosi inneschi contemporanei. L’esplosione di un bombardiere per colpi a segno sulle bombe trasportate era molto rara.

La prima prova della inefficacia dell’armamento dei 109 contro i B17 si era avuta fin dal 14 agosto 1941 quanto un Fortess  in carico alla RAF, durante una missione su Brest, fu attaccato da sette Me109 del 2^ JG. In ventitrè minuti l’aereo britannico subì 26 assalti. Alla fine, pur con molti morti e feriti a bordo, riuscì ad atterrare  in Inghilterra. E’ pur vero che si trattava di 109 della versione F con due mtg da 7.9 al posto delle due da 13 mm della versione G, ma la fortezza aveva dimostrato la sua eccezionale robustezza,

Le statistiche della Luftwaffe, su cui si basava Galland per stimare l’efficacia della difesa, avevano concluso che la media degli abbattimenti a seguito di attacco caccia necessitava, dato il rateo delle dispersioni per le manovre di combattimento, che per ogni quadrimotore abbattuto  venissero scaricate le quattro armi da 20 mm di due FW 190 (550 colpi complessivi per ogni aereo)

Il tentativo di aumentare la potenza di fuoco dei 109 mediante cannoni da 20 mm  in pod subalari era stato, dopo le prime esperienze, respinto dai piloti. Il ten. Stigler dello JG 27 ricorda in questi termini quanto fossero diventate dure le intercettazioni

Nella primavera del 1944 i nostri 109 e 190 erano pesantemente blindati, con l’installazione dei cannoncini alari il nostro caccia divenne un autocarro. Io mi rifiutavo di volare con i cannoncini supplementari da 20 installati in gondole subalari. Contro i bombardieri erano efficaci, ma ostacolavano notevolmente il controllo trasversale, riducevano in modo significativo la velocità e spesso si inceppavano; peggiore di tutti era il fatto che quando incontravamo un caccia di scorta di qualsiasi tipo eravamo in uno svantaggio mortale, la vostra vita non valeva un soldo se vi facevate beccare da un mustang mentre pilotavate un 109 con i subalari”

Il Me 109 quindi doveva, per forza, essere impiegato solo contro la caccia a difesa degli stormi di bombardieri.

Quanto a prestazioni il Me 109 era analogo ai caccia alleati, ma su questo occorre avanzare dei chiarimenti e delle distinzioni che troveremo quando parleremo delle caratteristiche dei motori.

 

I “Distruttori”  (Zerstorer)

 

Il Me 110 non aveva dato grande prova nella Battaglia d’Inghilterra, forse erano state le tattiche sbagliate o il mancato addestramento ad una specifica funzione perché il gruppo sperimentale 210 aveva ottenuto risultati eccezionali. Comunque nel dogfight il 110 era parso indiscutibilmente surclassato dallo Spitfire. La campagna dei Balcani, la successiva operazione Barbarossa e, soprattutto, il teatro del Mediterraneo avevano ridato lustro agli Zerstorer Geschwander. Nel periodo 1941-42 tuttavia il successore del 110 si dimostrò un catastrofico fallimento. Pesante, instabile il Me 210 non riuscì a sostituire il 110 che aveva una velocità massima inferiore ai 600 km/h quando ormai tutti i caccia li superavano.

Il 110 venne quindi trasferito alla caccia notturna dove si fece brillantemente onore.

Il successivo sviluppo del Me 210, il MMe 410e 410 fu un miglioramento netto, ma giunse quando ormai le prestazioni richieste andavano ben oltre quelle che questo poteva offrire.

Le penetrazioni dei quadrimotori americani in Germania e la necessità si avere un volume di fuoco intenso con calibri elevati che operassero dal di fuori della portata delle 12.7 dei bombardieri, portarono a rivedere l’impiego dei bimotori per quello che era stato l’uso iniziale previsto: l’attacco alle formazioni dei bombardieri.

La seconda metà del 1943 fu il momento del trionfo dei bimotori, in particolare nei due raid di Schweinfurt, dopo che i quadrimotori erano rimasti senza caccia di scorta, li attaccarono e fecero strage.

 

 

 

Fu il periodo più fruttuoso e coincise anche con l’impiego di un’arma spezza formazioni: il werfergranate 21. Si trattava di un “tubo di stufa” che lanciava una granata  calibro 210 mm, pesante 41 kg, propulsa da un razzo.

wrf21

L’inclinazione di sparo (vedasi  foto  di una collocazione su FW 190) era calcolata perché ad una velocità di 400-450 km/h e volo orizzontale  la parabola incrociasse la linea dell’orizzonte del lanciatore tra i 1000 e i 1500 metri di distanza, in pratica fuori dal raggio delle terribili Browning da 12.7. Ovviamente una simile modalità di lancio presupponeva che l’attaccante volasse orizzontale ad una velocità predeterminata dietro la formazione di quadrimotori; in altri termini era utilizzabile solo in assenza di caccia di scorta, anche perché con i tubi caricati l’aereo era maneggevole come un ferro da stiro e con i tubi vuoti perdeva comunque 30-40 km rispetto alla propria velocità massima.

 

 

 

 

 

L’immagine seguente rappresenta la portata delle armi di difesa e dei werfergranate 21.

La risposta a questa arma che alla fine del 1943 si era dimostrata molto  efficace fu l’adozione dei combat box  scalati e a V. Il centro della formazione era vuoto e l’attaccante, se voleva stare fuori dalla portata delle Browning, poteva puntare solo agli aerei di coda.

 

Il fatto che i caccia di scorta USAAF nella seconda metà del 1943, quanto a raggio di azione, non potessero ancora spingersi molto oltre l'Olanda e il Belgio, fece sì che i Me 110 avessero a disposizione, per alcuni mesi, una zona di caccia relativamente tranquilla, ad est del confine tedesco con Belgio e Olanda, dove potevano far strage. Il sei settembre, ad esempio, una forza di 338 B-17 si diresse a colpire le fabbriche di cuscinetti a sfera e di munizioni presso Stoccarda: 45 Fortezze Volanti furono abbattute dalla caccia tedesca, e nessuno dei Me 110 partecipanti andò perduto. Ma se la zona di attacco era entro il raggio d’azione dei caccia monomotori di scorta le cose cambiavano radicalmente: un solo mese dopo, Il 4 ottobre, 155 Fortezze Volanti andarono in missione contro le fabbriche di munizioni e lo scalo ferroviario di Francoforte sul Meno, nonché la base aerea di Wiesbaden. I bersagli erano al limite del raggio di scorta dei P-47 statunitensi e oltre 200 caccia USAAF riuscirono a proteggere i bombardieri per la maggior parte del viaggio. Gli Zerstörer ne pagarono le conseguenze: 15 di 40 Me 110 del II/ZG 76 caddero preda del 56th Fighter Group, nei pressi di Colonia, senza che i caccia statunitensi subissero una sola perdita.

Per i Me 110 comunque l’azione non era stata un fallimento dato che avevano abbattuto otto Fortezze volanti, ma le perdite erano considerate inaccettabili dal comando tedesco.

Il Me 110 era comunque ormai un caccia del tutto superato in quanto la sua velocità massima era inferiore di 80-110 km alla velocità dei caccia alleati; avrebbe dovuto essere sostituito fin dal 1942 dal suo successore Me 210, che, tuttavia, fu un completo fallimento. Il Me 210 fu ulteriormente sviluppato nel Me 410 che, pur mantenendo le forme del predecessore, arrivava ai 640 km/h di velocità massima e, soprattutto, era dotato di una stiva dove potevano essere inseriti, pacchettizzati, i più diversi armamenti in brevissimo tempo.

La corsa ai calibri sempre maggiori aveva portato le versioni C e D del 410 ad essere dotate dei terribili Mk 108, cannoncini calibro 30 mm, a bassa velocità di volata, ma ad alta celerità di tiro. Tre colpi di tali armi messi a segno sulla sagoma di un B17 in un solo rapido passaggio garantivano quasi con certezza l’abbattimento del bombardiere. I Me 410, come vedremo, avranno un ruolo importante il primo giorno dell’attacco all’industria petrolifera.

Anche durante la Big week di cui si parlerà più avanti i bimotori tedeschi riscossero successi  nel contrasto delle incursioni alleate, pagando tuttavia un prezzo altissimo. In particolare, i Me 110 G-2/R5 si dimostrarono in grado di abbattere facilmente i quadrimotori con il loro cannone da 37 mm, mantenendosi ben al di fuori della portata delle mitragliatrici difensive dei bombardieri USAAF. In tutte queste incursioni, agli Zerstörer furono accrediati per almeno il 50% degli abbattimenti di bombardieri reclamati dalla Luftwaffe. I successi dei distruttori nel 1943 abbagliarono Goering che avviò la costituzione di una flotta di super distruttori pesantissimamente armati (Dornier 335) che dovevano proteggere dai bombardamenti di precisione il cuore della Germania dove Speer stava riorganizzando, con risultati che sembravano prodigiosi, la produzione industriale.

Il piano strategico della difesa tedesca si basava sull’assunto che fosse impossibile agli alleati realizzare un caccia monomotore a grande autonomia. Al massimo potevano realizzare caccia con serbatoi esterni che le puntate dei due geschwander periferici  di stanza in Belgio e Olanda avrebbero costretto a sganciare limitando il reale raggio di copertura di tali caccia al confine Belga-Lussemburghese.

Il Focke Wulf 190

Il caccia su cui, all’epoca dell’attacco, si scaricò il maggior peso della difesa era il Focke Wulf 190. Si era arrivati alla versione A8 che dagli inizi del 1944  aveva rimpiazzato la produzione sugli scali della precedente A6 che aveva  2 mtg da 7.9, qui a seguito le caratteristiche dell’A8.

Lunghezza 8,95 m Apertura alare 10,51 m Altezza 3,95 m Superficie alare 18,3 mq. Peso a vuoto 3 470 kg Peso max al decollo 4 900 kg. Propulso da un motore un radiale BMW 801D-2 raffreddato ad aria di potenza 1.667 Hp a 4 800 m. avevva le seguenti prestazioni: velocità max 656 km/h a 6 700 m Autonomia 1 470 km Tangenza 10 360 m. Armamento 2 Mitragliatrici  MG 131 da 13 mm  4 Cannoncini  da 20 mm.

FW 190 A8

Come appare evidente il carico utile del FW 190 era ben 2400 kg, questo permetteva di avere un armamento adeguato all’attacco ai bombardieri. Rispetto all’A6 che aveva due mitragliatrici da 7,9 e 4 cannoncini il FW 190 A8 diventa una formidabile macchina con 2 Mg131 da 13 mm e 4 cannoncini da 20 mm.

E’ intuitivo che quanto elevata è la temperatura dei gas di scarico di un motore  a combustione interna tanto maggiore è la potenza non utilizzata dal motore che se ne va negli scarichi. Iniettando acqua nel cilindri del motore si sarebbe avuto un recupero di tale potenza attraverso la vaporizzazione dell’acqua stessa che creava un  maggior volume di gas nei cilindri. Aggiungendo all’acqua dell’alcool metilico si raggiungeva il doppio risultato di raffreddare i gas di scarico e, contemporaneamente, di portare il motore a una sovralimentazione. Si giunse così  all’adozione generalizzata di un dispositivo di superpotenza costituito da un  serbatoio con il 50% di acqua e il resto alcool metilico (Metanol Wasser - MW50) che veniva iniettato nei cilindri. Il dispositivo incrementava  per 5 minuti la potenza dello stesso di un valore variabile da  400 hp dal livello del mare fino ai 6000 metri, oltre tale quota l’incremento era più modesto con una  aggiunta di potenza del 4% (circa 60 HP).

Il grafico seguente dà conto delle velocità raggiungibili da diversi tipi di caccia tedeschi di varie versioni e con motori diversi.

Aerei velocità quota

Si vede dal grafico  come il dispositivo MW50 avesse dato una enorme spinta alle prestazioni del Me109 (si confronti la linea del 109G di serie con quella del 109G con MW50). Si vede tuttavia che le prestazioni del caccia con dispositivo MW50 degradavano rapidamente sopra i 5000 metri. La risposta a questo decadimento fu il  motore, per il Me 109, DB 605 AS; delle caratteristiche di questo motore si parlerà più avanti.

Il BMW 801D che era il motore del FW190 aveva un degrado delle prestazioni al di sopra dei 6000 metri ancor più accentuato.

La risposta a questa caduta di prestazioni in alta quota fu l’introduzione di un additivo noto come Goering Mishture (GM1) a base di protossido d’azoto che, per pochi minuti, ad alte quote poteva dare un eccezionale incremento di potenza.

Iniettare tuttavia un eccesso di comburente nei canali di adduzione del BMW801 era praticamente impossibile e ciò portò, successivamente, al ritorno anche per il FW190 ai motori in linea ad iniezione, nello specifico lo Junker 213 per il FW190D9. Questo però avvenne quattro mesi dopo l’attacco al petrolio.

 


Il possente armamento del FW 190 A8

1 Collimatore a riflessione girostabilizzato

3 Pulsante di sparo

4 Mg131 da 13 mm

6-7 scatole munizioni Mg131

5-8 Scatole munizioni da 20 Mg 151

9 Mg151 da 20 mm

10 MgFF da 20 mm

11 condotte aria

L’autonomia del FW 190 permetteva di mantenere un tempo di attacco molto lungo e di raggruppare le formazioni con maggiore facilità al di fuori della scia di attacco delle formazioni americane e poi rivolgersi verso di queste in massa. La ristretta autonomia del BF 109 costringeva invece a un maggiore sincronismo sia del raggruppamento che dell’azione. Vi era inoltre una certa difficoltà, proprio per diversi tempi di autonomia, di far intervenire contemporaneamente e mantenere assieme i Leichte gruppe Gruppi leggeri di Me 109) e gli schwere gruppen (gruppi pesanti di FW 190).

Comunque si formassero, si raggruppassero, salissero in quota e si orientassero per l’attacco  i passaggi dei caccia all’attacco dei bombardieri alla fine si riducevano, anche nell’ideale posizione di attacco dai quarti posteriori, a due tre secondi di avvicinamento ad un bersaglio alla velocità relativa minima di 200 km/h.

L’esperienza di Schweinfurth, sia nella prima che nella seconda missione, dove i caccia si erano avvicendati con innumerevoli passaggi fino ad esaurire completamente le munizioni contro le formazioni di bombardieri pesanti erano, nella primavera del 1944, irripetibili.

Le colonne di quadrimotori erano precedute da un semicerchio di caccia a 1500-2000 metri di quota superiore e da veli di caccia a protezione laterale. Attaccare i bombardieri significava  dover attraversare lo schermo caccia, puntare, fare un passaggio, al massimo un secondo tentativo e allontanarsi inseguiti dai caccia di scorta

La capacità di fuoco teorica dei 20 mm di un FW 190 era al massimo di 20 secondi di fuoco, in  realtà quella era la durata degli MG 151/20 alle radici alari con 200 proiettili ciascuno, la durata del fuoco dei cannoncini a mezz’ala era di un terzo. Un buon cacciatore della jadgwaffe  aveva quindi la possibilità, dopo essersi risparmiato uno scontro con la scorta, di fare al massimo due buoni passaggi e di tornare alla base con quelle poche decine di colpi che gli avrebbero permesso di non essere del tutto indifeso nel caso di un attacco dei P51.

E non era ancora tutto perché l’attaccante si avvicinava da una rotta non lineare (in genere ad arco di cerchio in lieve picchiata o ondeggiando) che riducesse la possibilità ai mitraglieri di sbrecciarlo mentre si approssimava. La posizione dei mitraglieri dei B17, e in particolare del mitragliere di coda, era terribilmente tragica: quanto più l’attaccante si avvicinava tanto più aveva la possibilità di colpirlo e di essere colpito. Aveva però un vantaggio: sparava da una piattaforma di tiro relativamente stabile con delle armi infinitamente più manovrabili di quelle del caccia che lo stava attaccando. Il tempo in cui l’attaccante era esposto alla sua mira era molto, ma molto più lungo del tempo utile al caccia per colpire il bombardiere.

Per contro mentre il pilota attaccante era sufficientemente protetto dal motore e dal parabrezza blindato il mitragliere era in un guscio che, sotto anche i soli colpi delle 13 mm, aveva la resistenza della carta velina. In sintesi i mitraglieri avevano buone probabilità di danneggiare un caccia attaccante e di provocargli gravi danni mentre i caccia avevano meno probabilità di colpire il bombardiere, ma quando lo colpivano qualcuno  nel quadrimotore sarebbe morto o gravemente ferito. Ci volevano nervi ferro da entrambe le parti.

La soluzione del dilemma della jagdwaffe di un caccia capace di superare la scorta americana o di riguadagnare la superiorità aerea avrebbe trovato, nel lungo periodo, la soluzione nel caccia a getto con cannoncini da 30 mm, nel frattempo, dovendo fare qualcosa, si era deciso di attivare dei gruppi speciali di FW190 pesantemente armati e corazzati.

blindatura sturmbock

Nel momento dell’attacco al petrolio erano ancora in fase di formazione e non ebbero alcun ruolo. Si trattava di un gruppo di alcuni Geschwander (3, 300 e 301)([2]) per un totale di 30 aerei per gruppo, che si lanciavano tutti assieme su un wing di bombardieri pesanti sparando assieme a distanza non superiore ai 100 metri. Erano armati con cannoncini da 30 mm a bassa velocità iniziale. Ogni arma aveva solo 80 colpi, ma si prevedeva che non vi fossero secondi passaggi.

 

Tre colpi a segno da 30 mm erano sufficienti ad abbattere un bombardiere. Questi gruppi quando entrarono in azione ottennero lusinghieri successi, ad esempio 7 luglio su Oschersleben il IV/JG3 abbatte ventiquattro B-24 in due minuti, mentre contemporaneamente su Halberstadt il Il II/JG300, in un solo passaggio, eliminava nove B-17 e B-24. Nonostante le corazzature e i vetri blindati vennero persi ben 5 dei 30 piloti impegnati nella prima azione. Per difendere sia gli aerei che lo scopo di tali azioni ogni Sturmgruppe era protetto da due gruppen di Me109G.

Mentre si formavano questi gruppen si cercavano soluzioni definitive per l’attacco ai quadrimotori fuori dal raggio delle 12.7. La soluzione, sorprendentemente semplice, arrivò con le salve di razzi da 55 mm R4M che però giunsero ormai troppo tardi. L’altra soluzione con il razzo filoguidato X4 era più complessa e arrivò anch’essa troppo tardi (febbraio 1945).

All’epoca la Germania aveva tutta la tecnologia per costruire un missile terra aria in grado di portare una tonnellata di esplosivo a 10.000 metri con un raggio di un centinaio di chilometri. Tutta la ricerca sui missili come l’A4 (nota come V2) era stata però promossa dall’esercito che vedeva nell’A4 un mezzo sostitutivo della grande Berta, ossia dell’artiglieria a lunghissima gittata. La segretezza e il lavoro a comparti stagni impedì alla Germania di avere in tempo utile quell’arma spezza formazioni di cui aveva estremo bisogno.

 


[1] ) Vi sono alcuni dubbi che il sistema potesse funzionare con le benzine italiane dato che un P38 catturato e provato in volo dalla Regia Aeronautica dovette essere abbandonato perché l’autarchica benzina aveva corroso i serbatoi

[2]) si ricorda che un Geschwander era normalmente formato da tre gruppen

Condividi

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Link utili