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LA DIFESA TEDESCA

 

L’attacco alla produzione di petrolio sintetico della Germania era stato procrastinato fino alla tarda primavera del 1944 perché le forze da bombardamento alleato avevano dovuto, prima, colpire altri bersagli: le basi e la produzione dei sommergibili che impedivano il trasporto attraverso l’atlantico degli uomini e dei mezzi necessari all’invasione dell’Europa e, poco prima dell’attacco al petrolio, la produzione e le basi della caccia tedesca senza la cui sconfitta non sarebbe stato possibile lo sbarco sulle coste della Francia.

La jagdwaffe era stata sconfitta con perdite pesantissime nei mesi di febbraio e marzo 1944, ora i bombardieri erano liberi di colpire i bersagli costituiti dagli impianti di idrogenazione del carbone ostacolati nella loro azione più dalla contraerea che dalla caccia nemica.

Vediamo le caratteristiche degli avversari in campo.

Contro le forze del bombardamento diurno americano i tedeschi avevano due principali sistemi di difesa: la contraerea (denominata FLAK) e l’arma da caccia (Jagdwaffe). Ovviamente il primo di tali sistemi era fisso mentre l’altro agiva in aria concentrandosi verso gli stormi da bombardamento.

La FLAK

La difesa antiaerea si basava, per l’alta quota, su 3 armi principali: il FLAK 37 da 8.8 cm (chiamato anche acht acht), il FLAK 39 da 10.5 cm e il FLAK 40 da 12.8 cm. I pezzi in maggior numero erano gli 8.8.

Questo leggendario pezzo antiaereo risaliva ad un progetto segreto commissionato dall’esercito tedesco, ai tempi in cui erano vigenti le clausole restrittive del trattato di Versailles, alla succursale svedese della  Krupp. Dalla Krupp venne inizialmente progettato e prodotto un cannone in un unico pezzo denominato FLAK 18; senza modifiche della canna venne poi scomposto in due pezzi per facilità di trasporto e denominato FLAK 37. La parte rigata della canna era lunga 47 calibri e sparava un proiettile di 9.24 kg alla velocità iniziale di 820 m/sec che gli permetteva una quota di efficacia di 8000 metri. Nel 1944 erano in servizio in tutto il territorio occupato dalla Germania ben 10.704 pezzi, due terzi dei quali nel territorio del Reich in una  fascia che andava da Brest alla Danimarca.

L’arma aveva un caricamento semiautomatico e una cadenza di tiro che poteva arrivare a 15 colpi al minuto con serventi ben addestrati.

Fin dalla realizzazione dell’8.8 ci si era resi conto che la quota di attacco di un bombardiere di 8000 metri era prevedibile che fosse superata. Se anche tale quota si fosse mantenuta una carica maggiore nel proietto avrebbe comunque avuto maggiore efficacia. Dal 1933 i pianificatori militari tedeschi chiesero alla Krupp e alla Rheinmetall di studiare e realizzare un pezzo di calibro  10.5 cm. Il risultato fu un pezzo che sparava un proietto di 15.1 kg di peso ad una quota massima di efficacia di 12.800 metri. La cadenza di tiro era ovviamente inferiore a quella dell’8.8 raggiungendo al massimo i 4 colpi/min. Le prestazioni non furono ritenute buone e si preferì dare sviluppo al FLAK 40 da 12.8 cm di calibro.

Il FLAK 40 era un’arma terrificante che sparava un proiettile di ben 26 kg alla massima quota di efficacia di 14.800 metri. Il peso dell’arma lo rendeva utilizzabile solo da posizioni fisse. A tutto il 1944 ne vennero costruiti 570 esemplari.

I pezzi di piccolo calibro erano principalmente di 3.7 cm, efficaci fino a 4.000 metri, e i pezzi da 20 mm, efficaci fino a 2.500 metri. Questo pezzi accompagnavano sempre le unità dell’esercito e, nel Reich, erano utilizzati nella difesa degli areoporti e vie di comunicazione dagli attacchi a bassa quota. Nel caso di cui stiamo parlando non ebbero alcun ruolo.

 

L’impiego  dell’artiglieria contraerea era nettamente diverso nella difesa dagli attacchi notturni dai bombardamenti diurni. Nel primo caso l’attaccante (la sola RAF) agiva con singoli aerei che venivano condotti autonomamente sul bersaglio. La FLAK doveva quindi puntare su ogni singolo bombardiere. Negli attacchi diurni degli americani gli stormi volavano serrati per proteggersi reciprocamente con le armi di bordo dall’attacco della jagdwaffe. La FLAK poteva quindi puntare nel mucchio confidando che se anche non colpiva direttamente nessuno poteva costringere gli stormi ad allargarsi e a calare in tal modo la difesa verso la caccia.

La necessità di volare serrati e di tenere una corsa finale di bombardamento su una direzione costante permetteva alla FLAK di realizzare, di fronte agli stormi attaccanti, un muro di fuoco, ossia una sfera di circa 600 metri di diametro, nella quale l’artiglieria contraerea sparava alla massima cadenza possibile, che avanzava con gli stormi dei bombardieri.  Attraversare questo inferno di contraerea mantenendo ferma la rotta era per i piloti e i puntatori dei bombardieri una esperienza di alcuni minuti di puro terrore.

L’artiglieria pesante contraerea appena descritta faceva parte di un sistema d’arma che, soprattutto per la difesa notturna, prevedeva il calcolo e il puntamento al punto futuro. Ogni batteria di 4 pezzi era disposta a rombo con una centrale di tiro posta al centro. La centrale di tiro calcolava rapidissimamente la rotta degli attaccanti e trasmetteva l’alzo e la direzione ai pezzi. La trasmissione avveniva per mezzo di quadranti con piccole luci spia

quadrante 88

che indicavano, in prossimità dei comandi di alzo e direzione del pezzo, i valori da raggiungere. I puntatori allineavano i quadranti del pezzo alle luci illuminate e si era pronti a sparare.

L’8.8 sulla sinistra aveva una slitta su cui veniva depositato il proietto; l’arretramento della canna allo sparo faceva uscire il bossolo e armava il pezzo con il proietto sulla slitta.

Il proietto non solo impiegava una quindicina di secondi per raggiungere il bersaglio che volava a 8000 metri, ma il percorso era una traiettoria curva. Durante il tempo in cui il proietto saliva verso il bersaglio questo, se volava a 300 km/h, si era spostato di ben 1250 metri. Occorreva perciò puntare a quello che si chiama punto futuro.

Le prove fatte dall’8th Air Force facendo scoppiare (a terra) delle granate da 8.8 in prossimità di B17 inutilizzabili avevano portato alla conclusione che un danno certo che portasse all’abbattimento poteva esserci solo se il proietto fosse scoppiato a meno di 40 metri dall’aereo. Sebbene a distanze superiori vi fossero comunque danni e anche il ferimento o la morte di membri dell’equipaggio 40 metri erano un raggio dannatamente piccolo per chi sparava da terra e se si puntava in caccia la precisione doveva essere massima.

Non solo la traiettoria doveva percaricamento automaticociò intercettare il punto futuro, ma la granata doveva scoppiare in un tempo prestabilito con la precisione del centesimo di secondo. Doveva quindi essere esattamente regolato il tempo di percorrenza della traiettoria, ciò, per l’artiglieria da 12,8 cm veniva fatto inserendo il proiettile nella slitta mostrata nella foto a lato che, con una semplice e precisa rotazione dell’ogiva della spoletta, regolava il tempo di ritardo dello scoppio della granata, dal momento dello sparo, su quello dato dalla centrale di tiro.

Analoghi sistemi esistevano per l’8,8.

Di passaggio si ricorda che gli inglesi inventarono la “spoletta di prossimità”, ossia un vero e proprio RADAR collocato nella punta di un proiettile da 90 mm che rilevava il bersaglio e attivava lo scoppio quando era a qualche metro. Oggi, con l’elettronica allo stato solido è relativamente semplice produrre un simile dispositivo, ma all’epoca si lavorava sulle valvole termoioniche. Immaginate una lampadina di vetro con relativo filamento che resista alle accelerazioni di partenza all’interno della canna di un proiettile di artiglieria (migliaia di G). Nel campo dell’elettronica gli inglesi furono sempre non uno, ma due o tre passi avanti ai tedeschi.

Sia il sistema di difesa antiaerea diurna che notturna si basavano sull’assistenza RADAR. Per la notte ciò era indispensabile, ma anche durante il giorno le nuvole potevano mascherare la flotta in avvicinamento e il rilevamento a mezzo radiolocalizzatori (Funkmess Gerat) diveniva indispensabile.

Il sistema si basava principalmente su due tipi di Radar: il Freya che rilevava l’avvicinamento a grande distanza, ma non era in grado di stabilire la quota degli attaccanti, e il Wurzburg che aveva un raggio molto minore del Freya, ma era in grado, con un cono di irradiazione ristretto di determinare anche la quota del bersaglio.

 

FREYA Fu.M.G. 301/39 G

WURZBURG Fu.M.G. 62

Le specifiche dei due apparati sono qui riportate.

FREYA Fu.M.G. 301/39 G

WURZBURG Fu.M.G. 62

Funkmess Gerat operante sulla frequenza di 120 Mhz, 500 impulsi al secondo, lunghezza impulso 3 microsecondi, potenza di picco 20 KW. Fu il Radar di avvistamento della luftwaffe con una portata di 120 km. Non era in grado di determinare la quota dell'aereo intercettato

Frequenza operativa 600 MHz, 3750 impulsi al secondo, lunghezza impulso 2 microsecondi, potenza di picco da 7 a 11 kW. portata 30 km. Fu il tipico radar delle celle Kammhuber della difesa notturna. Esisteva anche una versione Riese, ossia gigante dell’apparato.

 

Tipicamente il Wurzburg era al centro del rombo formato dalla batteria antiaerea. Il problema del puntamento era quello di elaborare rapidamente i dati di quota e direzione e trasmettere il punto futuro alla batteria antiaerea.  Per l’azione notturna, che puntava in caccia ad un singolo bombardiere, la posizione dell’aereo veniva proiettata, da sotto, come uno spot luminoso su un tavolo operativo di vetro opacizzato dove gli ufficiali calcolatori del tiro, unendo i dati di quota, calcolavano la rotta e, per mezzo di regoli e incrocio di grafici, determinavano in pochi secondi il punto futuro e i tempi di ritardo e li trasmettevano alle  hilferinnen (ausiliarie) che trasmettevano i dati ai quadranti dei pezzi i dati di sparo,

Nel caso della difesa diurna la creazione di un muro di fuoco davanti ai bombardieri raggruppati era relativamente facile e non necessitava di un apparato di precisione come quello della difesa notturna, bastava  mandare un aereo che volasse alla stessa quota e velocità e nella stessa direzione dello stormo attaccante che trasmettesse a terra questi dati e  si avrebbero avuti gli elementi  essenziali per definire il puntamento di muri di fuoco. Tale procedura ai tempi dell’attacco non era però così facile perché la flotta di bombardieri era preceduta da una nuvola di caccia che spazzavano dal cielo gli aerei mandati a tale scopo; diventava perciò indispensabile l’uso del RADAR anche di giorno.

La rete di RADAR sul territorio occupato dalla Germania non era però ne’ omogenea, ne’ sufficiente a coprire tutto il territorio. Vi era una specie di “bastione RADAR” che andava da Rouen alla punta Nord della Danimarca e che aveva il compito di intercettare il passaggio dei bombardieri della RAF, a tale bastione noto come Linea Kammhuber gli alleati pagarono un alto e costante prezzo. Vi era poi la rete di difesa RADAR delle città o delle zone industriali, ma gran parte del territorio non era coperto e ciò metteva, per lunghi tratti, la Jagdwaffe in condizioni di difficoltà.

Tutte le principali città industriale della Germania nel 1944 erano protette da un buon numero di batterie contraeree che le circondavano, in genere su due terzi del lato occidentale. Facevano eccezione le città meridionali raggiungibili dalla 15 Air Force di Foggia che dovevano essere protette anche in  direzione sud.

Il gen. Curtiss Le May partecipò al primo sanguinoso raid su Schweinfurt osservando dalla torretta superiore di un B17 le fasi culminanti dell’azione. Calcolò che per ogni B17 abbattuto fossero stati sparati 350 colpi da 88. Alla  fine della guerra le statistiche riportarono però che ogni abbattimento di un quadrimotore notturno della RAF o diurno degli americani era costato ai tedeschi ben 5.500 colpi di antiaerea; quasi 80.000 invece i colpi dei 20 mm e dei 37 mm per ogni cacciabombardiere abbattuto.

DIFESA FISSA

Riportiamo, a puro titolo di informazione, perché nell’attacco qui indicato non ebbero alcun ruolo, la descrizione delle FLAKTürme, ossia delle torri antiaeree che erano state realizzate  in alcune delle maggiori città. Le FLAKtürme erano otto giganteschi complessi di torri d'avvistamento e difesa antiaerea costruite nelle città di Berlino (3), Amburgo (2) e Vienna (3) a partire dal 1940. Erano utilizzate dai reparti FLAK per difendere le città dalle incursioni aeree e come rifugi antiaerei Ogni complesso era formato da due singole torri, diverse per dimensioni e armamento.

All'inizio della guerra la difesa contraerea tedesca era basata su una  concentrazioni minima di armi contraere e, per ogni città, era ritenuto sufficiente, disporre di 2 FLAK Abteilung (3 batterie da 8,8 per complessivi 12 pezzi e due batterie leggere per ciascuno Abteilung), tuttavia, appena i raid della RAF cominciarono ad agire in profondità, apparve chiara l'insufficienza di questa soluzione. A questo punto vennero costituite le Großbatterien (batterie rinforzate) per la difesa degli obiettivi più rilevanti, su 18 pezzi da 8,8 cm o 12.8 cm, coperte da un certo numero di pezzi di calibro minore.

 

Dopo il bombardamento di Berlino del 25 agosto 1940, che ebbe effetti trascurabili sulla città, ma importanti conseguenze sulla guerra, Hitler impose la costruzione di una difesa contraerea fissa attorno alla città.

Nel 1941 fu deciso di costruire fortificazioni simili per Amburgo, e nel 1942 per Brema (progetto che non ebbe seguito) e Vienna.

Le FLAKtürme erano costruite a coppie: Geschützturm (G-Turm, torre armata) e Leitturm (L-Turm, torre per la direzione del tiro). Mentre le L-Turm non furono standardizzate, in pratica furono solo parallelepipedi di cemento sul cui tetto erano posti radar di di direzione del tiro, le G-Turm furono realizzate in tre modelli (Bauart) differenti.

baumart

Bauart 1, Questi complessi erano formati da una torre centrale quadrata con quattro torri sempre quadrate che sorgevano agli angoli, su queste ultime erano installati i cannoni contraerei principali. I lati della torre centrale erano di 75 m e l'altezza di 39, poteva ospitare ben 10.000 civili, ne furono costruite 3 a Berlino e una ad Amburgo.

 

Bauart 2 Queste erano semplicemente torri quadrate con le piazzole per i cannoni raggruppate al centro del tetto, i lati erano di 57 m e l'altezza di 42 m, potevano ospitare  ben 18.000 civili, ne furono costruite 2, una ad Amburgo ed una a Vienna

Bauart 3 Erano torri poligonali a 16 lati, di diametro 43 m ed altezza di 50 m (o più), potevano ospitare 18.000 civili e ne furono costruite due, entrambe a Vienna.

Si vede che nelle intenzioni del regime le opere di difesa non erano sono funzionali a respingere i bombardamenti, ma anche a proteggere i civili dalle bombe, in questo modo, analogamente al ruolo di cane da guardia verso i milioni di schiavi di altre nazioni che lavoravano in Germania e che potevano scatenarsi contro i padroni tedeschi, il regime nazista seppe proporsi fino alla fine  con un minimo di ruolo di difesa dal terrore interno ed esterno.

Le prime armi installate sulle torri furono i cannoni 10,5 cm FLAK 39 ed il 12,8 cm FLAK 40.

L'ottimo 8,8 cm FLAK 37 o 41 non venne mai installato sulle torri, dato che il peso del proiettile (9,24 kg) assicurava la distruzione dell'aereo solo con un colpo molto vicino, quindi si preferì montare calibri maggiori per avere migliori probabilità di danneggiare il bersaglio anche facendo esplodere il colpo in un raggio più lontano.

Il cannone 10,5 cm FLAK 39 fu installato in alcune torri di Berlino e Amburgo, ma dimostrò di avere una cadenza di tiro insufficiente per contrastare i bombardieri dell'epoca (4-5 colpi/min), quindi il suo uso non si diffuse ulteriormente. L'armamento principale delle torri quindi fu il cannone 12,8 cm FLAK 40, questo cannone, con un proiettile di 26 kg, una velocità alla bocca di 880 m/s ed una cadenza di tiro di 11-12 colpi/min si dimostrò più che adeguato all'uso da postazioni fisse. A partire dalla seconda metà del 1942 iniziò la distribuzione del complesso ZwillingsFLAK 44 (Complesso binato contraerei 44), composto da due cannoni da 12,8 cm accoppiati, uno dei quali aveva il dispositivo di caricamento speculare rispetto all'altro. Questi complessi arrivavano ad una cadenza di tiro, assieme, di 22-24 colpi/min.

 

 

Le armi leggere sui ballatoi in massima parte erano FLAKvierling 38 da 20 mm, con cadenza di tiro di 800 colpi al minuto, quindi con effetti devastanti su qualsiasi velivolo avesse tentato un attacco a bassa quota contro le torri. I complessi di fuoco, secondo l'uso tedesco, erano indicati con le lettere dell'alfabeto fonetico (Anton, Berta, Caesar, Dora, Emil, Frieda o Friederich).

L’impiego delle torri contraeree fu giudicato dagli americani estremamente sanguinoso tanto che le missioni su Vienna erano considerate doppie nella conta per raggiungere le 35 missioni minime richieste ad un membro equipaggio bombardieri.

Poiché tutto si lega non è inutile ricordare che la torre contraerea del Tiergarten di Berlino fu una fortezza che resistette fino all’ultimo nella battaglia terrestre finale contro l’Armata Rossa.

Ma le batterie contraeree, soprattutto quelle basate sull’onnipresente 88, non avevano un grande raggio d’azione. Potevano scagliare un proiettile fin oltre i 9.500 metri, ma questo sarebbe successo solo se il bersaglio passava sulla loro verticale. La reale quota operativa e il raggio di azione dell’antiaerea era di circa 8.000 metri con un raggio d’azione massimo, a quella quota, di 2.000 m.  Relativamente al raggio d’azione va evidenziato che quanto più bassa era la quota attaccante tanto più si allargava il raggio d’azione del pezzo  contraereo.

Ciò era drammatico per la RAF che operava con i Lancaster a quote inferiori a 5.000 metri, ma molto meno pesante per i B17 che si avvicinavano al bersaglio da 7.000 metri. Ciò tuttavia significava che raramente tutte le batterie di difesa che circondavano una città potevano intervenire contro gli aerei in avvicinamento.  L’azione dell’artiglieria si esercitava solo contro i bombardieri: i caccia alleati volavano in genere più in alto e fuori tiro e avevano un percorso meno prevedibile.

L’inferno che la contraerea scatenava sopra i punti di passaggio e i bersagli non rendevano molto agibile l’area per la jagdfwaffe, vi erano quindi aree a caccia libera dove la contraerea era minore o assente e aree, in genere in prossimità dei potenziali bersagli,  dove la caccia tedesca era interclusa.

 

L’immagine precedente rappresenta i raggi d’azione delle varie batterie nell’area di Francoforte-Renania, si evidenzia che in quella zona non vi era soluzione di continuità che permettesse all’attaccante di sgusciare tra le barriere di contraerea per colpire un bersaglio. Su tutto il territorio tedesco l’8th Air Force era costretta a fare slalom tra le concentrazioni di contraerea che ostacolavano  i raggruppamenti difensivi delle flotte attaccanti; fuori da queste la caccia tedesca si scagliava addosso ai wing di bombardieri.

La caccia tedesca (Jagdwaffe) era stata il motivo che aveva spinto la RAF a portare tutta l’offensiva dei bombardieri in orario notturno, ma la contraerea, durante il giorno, non era un problema da meno. In un rapporto verso la fine del 1943 gli analisti dell’8th Air Force dichiaravano:

FLAK (e caccia) hanno inflitto severe perdite alla 8th Air Force nel 1943 tanto che i bombardamenti diurni possono dover essere sospesi se non troviamo il modo di accecare gli occhi dei Radar di controllo del tiro.. ..Qualcosa deve essere fatto rapidamente verso i piccoli wurzburg (radars) che controllano la FLAK tedesca così accuratamente

In una lettera del 10 maggio del 1944  il colonnello Stanford raccomandava varie contromisure contro le installazioni radar. Il 31 maggio in un memorandum raccomandava ulteriori dettagli:

  1. Installazione in ogni bombardiere del disturbatore radio noto come “carpet”
  2. Installazione in ogni bombardiere di un piccolo ricevitore chiamato “boozer” che avvertiva i piloti se erano illuminati da un radar
  3. Considerare la possibilità di modificare la tattica in modo da ridurre la velocità con cui il sistema radar nemico veniva allertato
  4. Distruzione dei caccia, delle comunicazioni e del sistema di controllo “benito” attraverso attacchi diretti alle stazioni a terra
  5. Ottenere la collaborazione degli inglesi per il programma che coinvolgeva il “ground mandrel” e “moonshine”
  6. Monitorare le reazioni nemiche ai programmi proposti così da valutarne il successo.

Erano certamente proposte importanti, ma all’epoca dell’attacco al petrolio (12 maggio) erano ancora sulla carta. Si segnala che, successivamente, la 15th Air Force operante nel bacino del Mediterraneo con i bombardieri bimotori trovò e applicò una interessante soluzione al problema di garantire un tempo di tregua necessario per la corsa di bombardamento: i bombardieri che dovevano colpire il bersaglio erano preceduti da altri bombardieri che un minuto prima sganciavano senza precisione bombe a frammentazione o bombe al fosforo bianco che costringevano gli artiglieri ad abbandonare le posizioni ai pezzi per quei 30 secondi necessari ai puntatori per mirare. Ovviamente i bombardieri anti FLAK erano ferocemente odiati e contrastati dai serventi della FLAK.

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