i piccoli maestriI personaggi dei Piccoli Maestri si trovano anche in altri libri del Meneghello, il brano che segue è tratto da Bau-Sete! e parla di "Tempesta", ossia Renzo Ghiotto che dopo il rastrellamento del giugno 44, quando gli altri piccoli maestri tornarono a Malo, rimase sull'altipiamo. L'episodio, si capisce, si riferisce ai giorni immediatamente precedenti la liberazione.

"Il trambusto però si notava un po' dappertutto. In un paese dalle parti di Cogollo, in Valdastico, il popolo stava portando a termine l'assedio del municipio nel quale si erano asserragliati un segretario (comunale) e una segretaria (del segretario). La segretaria l'avevano già pigliata e qualcuno la stava depilando coram populo sul balcone, e gettava gli avanzi alla folla festante; mentre altri procuravano di demo­lire gli ultimi diaframmi per mettere le mani sul segretario. Nell'attesa, un signore mingherlino annunciò dal balcone che ci sarebbe stata un'esecuzione pubblica, e disse che aveva mandato a prendere i coltelli e la mèsa, la cassa dove si spella il maiale.

Il municipio si appoggia direttamente al fianco dell'Alti­piano, e lungo il fianco dell'Altipiano, per la strada del Co­sto, scendeva in quel momento, nella posa di un giovane ma­resciallo napoleonico motorizzato, Tempesta, il mio amico Renzo, su una gigantesca macchina di Stato Maggiore pre­data ai tedeschi. Scoperta, si capisce. Da vari punti della strada, nel va e vieni dei tornanti, si vedevano scorci del pae­se e la piazza piena di gente agitata; Tempesta fece fermare la macchina su uno degli ultimi tornanti e in atto quasi im­periale guardò giù col binocolo. Un attimo: e ordinò all'auti­sta di gettarsi sul paese e irrompere nella piazza. Irruppero, Tempesta sparando forte (verso l'alto). La strepitosa piazza ammutolì, Tempesta salì sul balcone e spiegò al popolo cosa avrebbe fatto a chi avesse compiuto atti di violenza contro la segretaria (salvo finire di raparla, per simmetria) o contro il segretario che intanto era stato preso e portato sul balcone, e si era fatto avanti tremando come Agag: e che Tempesta a denti stretti prese momentaneamente in consegna.

Non ho dubbi che questo è il giusto schema di come biso­gnava irrompere, un pizzico di teatro ci voleva; devo ricono­scere però che a volte irrompevamo a vanvera, e in molti casi non irrompemmo (e non successe niente). Oggi non sembra necessario domandarsi perché non volevamo che la gente lin­ciasse la gente, ma effettivamente credo che allora qualche incertezza (sul perché, non sul fatto del volere) ci sia stata. Io almeno avrei esitato a riconoscere che in profondo, e a dispet­to di ciò che tendevo a dire, non credevo nella "giustizia po­polare", cioè nella capacità innata della gente di linciare la gente giusta".

Poi Tempesta nel dopoguerra fece l'imprenditore e fondò una certa CALPEDA

A tutt'oggi quel tempesta è ancora vivo ed era, questo 25 Aprile 2012, a Malga Silvagno sull'altopiano di Asiago a festeggiare la liberazione e a ricordare la strage di partigiani comunisti ad opera di altri partigiani.

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