Il nemico era, letteralmente, alle porte. La wermacht che aveva attaccato l'URSS il 22 giugno 1941 era giunta a 24 km dalle cupole del kremlino. L'armata rossa colta di sorpresa e indebolota dalle purghe staliniane del 36/37 nei suoi quadri aveva subito perdite spaventose: 660.000 prigionieri a Kiev, mezzo milione nella sacca di Viazma-Briansk, 450.00 nella sacca iniziale di Bialistock. Oltre alle centinaia di migliaia di perdite dovute al logoramento della guerra.

I tedeschi si erano spinti fino alle porte di Leningrado a Nord e minacciavano Rostov, la porta del Caucaso a sud.

Una ferrea politica di terra briciata aveva smatellato più di 1500 industrie pesanti nel bacino del Donbass (la Ruhr dell'Unione Sovietica), le aveva caricate su decine di migliaia di convogli ed ora stavano per essere ricostruite negli Urali e nel bacino del Volga. Assieme alle macchine e impianti avevano preso la via dell'est milioni di lavoratori che, letteralmente accampati sulla nuda terra, le stavano rimontando. Ma per molti mesi, forse per oltre un anno quelle industrie che avevano prodotto acciaio, armi e munizioni avrebbero lavorato a ritmo ridotto o non avrebbero lavorato affatto.

L'URSS aveva una sorta di riserva strategica di 26 divisioni nell'estremo oriente che dovevano far fronte alla minaccia del Giappone dalla Manciuria. La spia Sorge fece pervenire al comando sovietico l'informazione che i giapponesi stavano per lanciarsi in una guerra nel pacifico e che la Siberia era fuori dalle loro mire. Il comando sovietico (ma forse lo avrebbe fatto anche senza le informazioni di Sorge) fece partire queste 26 divisioni per schierarle sul fronte di Mosca che minacciava di cedere. Erano appena 250.000 uomini, un nulla di fronte agli oltre 3 milioni di soldati che dal 22 giugno l'URSS aveva perso, ma furono sufficienti a fermare i nazisti.

Tutti gli occhi del mondo erano puntati verso la capitale rossa. La caduta di Mosca forse non avrebbe  ancora significato la sconfitta dell'URSS, ma sarebbe stato un colpo terribile.

Stalin, che nonostante i suoi terribili errori e grandi crimini aveva sempre presente il rapporto tra politica e azione militare, decise che il 7 novembre, anniversario della rivoluzione d'ottobre si sarebbe ripetuta la tradizionale parata sulla piazza rossa. Una perte dei soldati siberiani scesi dai treni vennero trattenuti nelle stazioni, poi fatti sfilare in parata e inviati subito al fronte.

Per avere una sfida al nemico paragonabile bisognava risalire al Senato di Roma che mise all'asta i terreni sotto le mura in cui era accampato Annibale dopo la battaglia di Canne.

Fu un messaggio al mondo: l'URSS non si sarebbe mai arresa e raccoglieva la bandiera di tutti i popoli e le persone oppresse dalla violenza nazista. Un mese dopo questa sfida sarebbe stata pagante anche sul piano internazionale quando la Germania dichiarò guerra agli Stati Uniti.

Il filmato seguente è quello relativo alla parata. Si nota che sia gli uomini che i mezzi scorrono veloci perchè vi era l'assoluta urgenza di schierarli al fronte distante pochi chilometri.

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Su uoutube circola anche un'altro filmato del discorso di Stalin con la traduzione sottotitolata. E' autentico, ma è impropriamente indicato come avvenuto sulla piazza rossa. In realtà Stalin tenne quel discorso ai quadri del partito nella stazione delle metropolitana presso la celebre piazza prima di salire sul podio della parata

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