Secondo le indicazioni della conferenza di Casablanza all’ottava e alla quindicesima forza aerea degli USA, oltre che al Bomber Command della RAF, spettava il duro compito di conquistare la supremazia aerea sull’Europa entro  il momento dell’invasione. Le condizioni meteo alla fine del 43 e nel gennaio del 44 non avevano permesso quello che i pianificatori volevano: una campagna volta a distruggere la caccia tedesca in cielo, negli aeroporti e nelle fabbriche.

Solo alla fine di febbraio si previdero condizioni per lanciare una serie di attacchi continuati contro tale tipo di obiettivi.

La rigorosa pianificazione americana puntava alla eliminazione di 5 centri principali di produzione situati a Lipsia, Brema, Wiener Neustadt (Vienna) e Ratisbona, in tutto 11 stabilimenti di produzione aerea. Oltre a questi obiettivi su Anderson – il pianificatore –la RAF faceva pressione perché fossero colpite anche le fabbriche di Me 110 e Junkers 88 che producevano i micidiali caccia notturni. Se a queste si aggiungevano anche le fabbriche di motori il totale degli obiettivi arrivava a 29.

L’obiettivo era così importante che Anderson e gli altri pianificatori erano disposti a perdere anche i 2/3 della propria forza di bombardieri pesanti; in ciò contando sui rimpiazzi che stavano giungendo a pieno ritmo dall’America.

Se la jagdwaffe fosse stata quella dell’agosto e ottobre 43 al tempo delle sanguinose incursioni non scortate su Schweifurt la pessimistica previsione avrebbe potuto avverarsi, ma nei quattro mesi dalla seconda battaglia di Schweifurt l’ottava era cresciuta e disponeva di nuovi mezzi: in primo luogo si era capito che doveva essere scassato il sistema di allerta Radar tedesco che dava la quota e direzione delle flotte di incursori permettendo la concentrazione dei caccia; si stava perciò facendo largo uso sia di chaff (le strisce di stagnole) che di disturbi elettronici.

Soprattutto, però, era arrivato un caccia che copriva i bombardieri per tutto il loro percorso: il P51 Mustang.

Un Mustang del 354 gruppo aveva riportato la sua prima vittoria confermata il 16 dicembre scortando dei bombardieri su Brema. Le prestazioni del caccia erano sicuramente superlative, ma non era completamente conosciuto ne’ dagli americani, ne’ dai tedeschi. Il problema del P51 era che risultava essere un caccia “pesante” per buona parte del percorso che doveva affrontare. Era stato sovraccaricato di carburante sia in serbatoi esterni che interni: il serbatoio interno conteneva ben 84 galloni (318 kitri), al decollo pesava 5200 kg, quasi due tonnellate in più di un Me 109 G. In combattimento in quelle condizioni, che si mantenevano almeno per un quarto del raggio di penetrazione, sarebbe stato un ferro da stiro contro agili caccia.

L’ottava poteva però contare su due fattori nuovi: la superiorità numerica e il cambio di mentalità introdotto da Doolittle. Ora l’ottava era in grado di far accompagnare i bombardieri da una massa tra gli 800 e i 1000 caccia, il doppio di quello che normalmente la luftwaffe riusciva a scagliare contro i bombardieri. Doolittle, inoltre, aveva dato via libera alla caccia: non più accompagnamento stretto dei bombardieri, ma attacco sempre e dovunque delle caccia avversaria, dovunque si trovasse, impedendo a questa di raggrupparsi e salire in quota. Una parte consistente dei caccia avrebbe preceduto i bombardieri di qualche decina di miglia aprendo un corridoio libero dalla caccia avversaria d’incontro.

Nel maturare di tali tattiche (che crebbero lentamente nei due mesi precedenti l’offensiva contro le fabbriche tedesche di aerei)  si rivelò un altro aspetto importante relativo all’armamento della caccia tedesca. Già prima della guerra la RAF aveva valutato che un buon pilota poteva tenere sotto tiro un un caccia  per un tempo medio di due secondi (questa fu la ragione delle 8 mitragliatrici dei caccia inglesi del 1940) e un bombardiere per poco di più, nel 1944 questi tempi non erano aumentati, anzi, nel dogfight vi era da aspettarsi  un tempo di opportunità minore. Nella lotta caccia contro caccia le 6 Browning da 12.7 del Mustang scagliavano, in un tempo così ristretto, un numero di colpi a bersaglio maggiore delle due 13 mm e del cannoncino da 20 mm del BF109 G. Già penalizzato nel confronto caccia-caccia lLo stesso Gustav si stava dimostrando di armamento inadeguato per abbattere un bombardiere. Le statistiche della luftwaffe portarono alla sconvolgente conclusione che solo una percentuale tra il 3 e il 5% dei colpi sparati contro un bombardiere andava asegno e che per danneggiare un B17 in modo grave erano necessari 10 colpi: in altri termini solo scaricando su un B17 tutte le munizioni di due FW190 si aveva quasi la certezza di abbatterlo.  D’altra parte il FW 190 aveva, con 4 cannoncini da 20, un armamento idoneo ad abbattere un bombardiere, ma era inferiore, come frequenza di tiro, nel combattimento con il P51.

 

La “Big week”, come venne chiamata giornalisticamente o, nome in codice Argument, iniziò la notte del 20 febbraio con una incursione del Bomber Command della RAF su Lipsia e proseguì durante il giorno  con un attacco  di 1028 bombardieri pesanti per colpire le fabbriche situate nella direttrice Braunschweig-Magdeburgo-Lipsia e altre zone (Tutow, Bernburg, Gotha, Oschersleben, Poznań, Berlino e Dresda, si era scelto per primo il bersaglio più lontano e più difficile. La missione si concluse con la perdita di soli 26 bombardieri e 4 caccia, tutti i dodici obiettivi previsti vennero raggiunti.

Il giorno dopo l'Ottava tornò su Braunschweig, Bernburg e Hallenstadt. Il 22 e il 23 febbraio l'Ottava forza aerea ridusse le missioni lasciando il posto alla 15 AF che, da Foggia, piombò sulla Messerschmitt di Ratisbona e sulla Steyr austriaca. Il 24 la 15 AF tornò nuovamente sulla Steyr e l'Ottava attaccò Schweinfurt (senza successo), Gotha, Tutow, Kreising e Poznań.

Nella notte tra il 24 e il 25 febbraio fu la volta, non per volere di Harris ma per quello dello stato maggiore della RAF, ancora di Schweinfurt. Harris era contrario alla missione perché la città della Baviera era di piccole dimensioni e quindi difficilmente individuabile, di notte, dagli equipaggi, come dimostrò infatti il fatto che solo 21 bombardieri su 734 riconobbero l'obiettivo. Ad ogni modo, nell'ultimo giorno dell'operazione Argument (25 febbraio), circa 2.000 aerei dell'Ottava e Quindicesima forza aerea USAAF diressero verso la Germania: l'unico obiettivo attacco da entrambe le grandi unità militari furono le fabbriche Messerschmitt di Ratisbona, gravemente danneggiate, mentre la Quindicesima venne ostacolata dalla caccia tedesca

 

 

Alla fine dell’offensiva contro le fabbriche di aerei le perdite (verificate a fine guerra) furono le seguenti:


RAF

131 Bombardieri

USAAF:
261  Bombardieri             33 caccia

Luftwaffe

355 caccia con più di 100 piloti caduti in azione


La caccia tedesca si era sacrificata con perdite altissime, ma non era riuscità ne' a fermate la valanga di fuoco sulle proprie fabbriche di aerei, ne' ad infliggere perdite simili a quelle di Schweifurt dell'ottpbre precedente.

I danni alla produzione di aerei furono alti, ma Speer eveva già avviato il decentramento della produzione aerea e alla fine il 1944 fu l'anno che vide la maggiore produzione di aerei della germania, ben 44.000. La luftwaffe però aveva già perso la battaglia per la superiorità aerea e nei due mesi sucecssivi si sarebbe logorata completamente nel tentativo di  riconquistarla

Qui sotto riportiamo il grafico delle perditite semestrali della luftwaffe.

Si vede che dalla seconda metà del 1943 ogni 6 mesi la Luftwaffe perdeva oltre il 100% degli aerei in servizio. Non era solo il fronte occidentale e l'VIII air force, il logoramento del fronte russo era elevatissimo. Si può tuttavia valutare, alla luce del successivo miracolo produttivo di Speer, quanto fosse stata folle l'affermazione di Jashonek di non saper che farsene di una produzione di oltre 360 aerei al mese. La scossa per recuperare i ritardi nella produzione di aerei arrivò troppo tardi e quando giunse era l'ora della big week

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