Giornata internazionale della sicurezza sul lavoro.

Un morto ogni due ore, un ferito ogni sei secondi.          
Era il 1977 e questi erano i dati, quasi 5000 morti l’anno. Ora i morti sul lavoro sono (2019) 1156 di cui la metà collegati a infortuni stradali. Insomma un po’ di strada è stata fatta, ma di quei 500 morti sul lavoro in azienda la gran parte erano evitabili.              
Nel contempo sono da un lato diminuite le classiche malattie professionali (es. silicosi) mentre sono emerse altre malattie più subdole, come i tumori che emergono a distanza di moto tempo, e altre sofferenze che se non sono mortali o devastanti (ad esempio le sofferenze muscolo scheletriche)  rendono ingrata la vita lavorativa e post lavorativa.

Dall’esperienza di alcuni anni come ispettore e poi come professionista della sicurezza sul lavoro vorrei tentare di superare alcune vecchie convinzioni che fintanto che permangono non sarà possibile alcun miglioramento sostanziale del quadro grossolanamente descritto.

  1. La causa delle morti e delle malattie non è più direttamente (e vi prego di concentrare l’attenzione sul direttamente) imputabile all’avidità e alle ragioni economiche dell’azienda e/o dei datori di lavoro. Vicino a veri e propri Shylock ho trovato aziende e imprenditori pronti a spendere tutto quello che si riteneva necessario, ma gli infortuni e le malattie avvenivano lo stesso.
  2. I processi produttivi sono profondamente cambiati: le grandi aziende dell’industria pesante o del manifatturiero di massa sono state svendute; quello che resta sono aziende anche a tecnologia elevata per piccole produzioni e una marea di servizi che offrono lavori squalificati a lavoratori a cui non si chiede alcune competenza
  3. La situazione sub 2 comporta lavorazioni sempre più complesse con dotazioni tecnologiche sempre più complesse e frazionate. L’esperienza ormai dimostra che nel manifatturiero gran parte degli infortuni avviene per carente coordinamento tra lavorazioni e lavoratori.
  4. Per contro abbiamo l’emergere di nuove attività lavorative (es. i consegnatori di pasti a domicilio) dove non solo vengono a cadere i diritti sindacali, ma si torna a forme di cottimo mostruose con aumento del rischio per tali lavoratori.

Gli anni 80 e 90, con il passaggio del controllo della sicurezza del lavoro dal ministero del lavoro alle USL ha coinciso con uno sviluppo della ricerca sulla prevenzione che non vi era mai stato in Italia. Non solo si sono indicate nuove soluzioni (ho presente, ad esempio, gli studi sulle colle dei calzaturifici), ma i punti alti di elaborazione di una vigilanza territoriale venivano estesi a tutto il territorio nazionale.

Per fare un esempio in tal senso cito l’accecamento delle razze degli avvolgitori degli irrigatori di campagne prescritto su tutto il territorio nazionale dalla Procura di Verona dopo che un lavoratore era stato tagliato a metà da un avvolgitore o la trattativa tra il SPISAL di Verona e le Poste Italiane che portà all’acquisto dei motorini della Piaggio che vedete circolare sulle strade.

Oggi questo processo è sostanzialmente cessato. Gli organi di vigilanza intervengono “a posteriori” e ogni infortunio pare essere un caso a sé.

Ancora peggio è quello che avviene per le malattie professionali. La base per una efficace epidemiologia sarebbe quanto previsto dal D.Lgs 81 di raccogliere in un unico database nazionale tutta la sorveglianza sanitaria. A 12 anni dal D.Lgs 81 non è ancora stato fatto.

Sono inoltre sostanzialmente scomparsi i laboratori pubblici di igiene industriale. Le ricerche hanno, con poche eccezioni, carattere privato e, ovviamente, non solo devono rispondere ai committenti, ma i laboratori sanno che se fanno emergere alcune sgradevoli verità non otterranno altre commesse.

Un nome per tutti: negli anni 80 la Fondazione Maugeri era il punto di riferimento della ricerca, oggi è associata agli sporchi traffici del Formigoni.

La proceduralizzazione è cresciuta a dismisura, le UNI e le CEI ormai occupano intere librerie (una osservazione di passaggio: le UNI, norme tecniche obbligatorie, sono coperte da diritto d’autore. Non so se sia legittimo che una norma richiamata dalla Gazzetta Ufficiale sia sottoposta a pagamento; questo sistema fa inorridire i tedeschi del TUV), ma queste procedure riguardano solo in minima parte l’organizzazione del lavoro che è la causa principale degli infortuni.

Non è assolutamente il caso di creare nuove procedure, ma cole i coniugi Gilbreth, con la sola loro ricerca, modificarono radicalmente l’organizzazione del lavoro negli USA sarebbe il caso che qualcuno cominciasse ad analizzare l’attuale ODL e a proporre qualcosa

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