L’8 settembre 43 quasi 800.000 militari italiani vennero rastrellati da tedeschi e mandati nei campi di concentramento. Da non confondere con i campi di sterminio. Da questi Lager 40.000 non ritornarono.

All’interno di uno di questi Lager, quello di Sandbostel,  dal nulla venne costruita una ricevente clandestina che poi divenne nota come radio caterila

Nel fondo della tasca di uno degli internati c’era una valvola 1Q5 è l’unico pezzo non costruito in loco, molto usurata e con l’ampolla prossima a staccarsi dal bulbo. Per ovviare i costruttori la saldavano con il catrame delle coperture delle baracche. Per camuffarla era stato elaborato a dovere il fondo di una borraccia. Nell’immagine “radio caterina”

Per i giovani è meglio spiegare cosa è una valvola termoionica e come può entrare a far parte di una radio.

Sopra vi è lo schema di un generico apparecchio radio cosiddetto a reazione. Sono evidenti gli elementi necessari: due tensioni (100 V e 6.3V), una cuffia, delle bobine, delle resistenze, un condensatore variabile.

Vediamo come vennero prodotti:

Batterie per le tensioni: Per l’accensione della valvola occorreva una batteria, una pila che venne ottenuta da “Un ex vasetto d’estratto di carne contenente un pezzo di carbone avviluppato in uno straccio e un pezzetto di lamiera di zinco tagliato dalla rivestitura dei lavatoi, il tutto immerso in una soluzione di sale da cucina e ammoniaca, quest’ultima ottenuta dosando opportunamente orina e capelli”.

Un’altra batteria fu costruita con: “un astuccio rotto di vecchia pila; venti monete da due soldi (in rame) racimolate in giro fra i seimila ufficiali; venti dischi di zinco (anche questi tagliati dalla rivestitura delle vasche di legno dei lavatoi); venti dischi di panno ritagliati da una coperta; acido acetico recuperato da scatolette di sottaceti arrivati nei pacchi che pochi fortunati ricevevano

condensatori fissi erano fatti con stagnola, cartine da sigarette.

Il condensatore variabile, necessario per trovare la sintonia, (quello che abitualmente viene mosso con una manopola graduata), venne realizzato con “lamelle di una scatoletta di carne e pezzetti di celluloide tagliati dalle buste portatessere”.

Resistenze fisse: “Carta della margarina dentro cui si metteva grafite di matita

Bobine, antenne, sintonia, variometro: il cilindro era costituito da un portasapone da barba, e i fili isolati erano ricavati dal così detto “filo del crucco”. Un cartone sagomato a cilindro faceva da supporto per la bobina, e, per isolare, si usava cera di candela, chiamata pomposamente paraffina. Il filo del crucco e i magnetini per la cuffia hanno una storia propria: “Il trovarobe si mise alla ricerca di filo isolato, ma in un lager non è facile trovare questa roba. Allora osservò che il sergente della Gestapo addetto all’ufficio dei pacchi lasciava ogni giorno per alcune ore la bicicletta appoggiata fuori della baracca. Studiò gli orari e una bella mattina, a pochi metri dalla sentinella della torretta, svitò la dinamo del fanale, tolse filo e magnetini e tornò a riavvitare la ex dinamo alla bicicletta. Di qui la denominazione filo e magnetini del crucco. Fu una delle operazioni più ingegnose dell’ingegner Martignago”.

La cuffia: un barattolino di latta, un dischetto di cartone, i magnetini del crucco, e filo isolato ricavato da “qualche Manolux sfuggita alle perquisizioni”. La Manolux era una torcia elettrica che funzionava a dinamo azionata a mano mediante una leva con molla di ritorno.

La stazione ricevente era una cameraccia adibita a magazzino, “piena di stracci pidocchiosi e di zoccoli spaiati e fangosi”. In un angolo c’era anche un letto a castello sfasciato. “Il tenente Oliviero si appollaiava su una traversa orizzontale del secondo piano, con una gamba a penzoloni nel vuoto. Cuffia all’orecchio fissata con un asciugamano, con la mano sinistra sorvegliava i comandi della Caterina e con la destra scriveva. La gamba penzolante si alzava o si abbassava continuamente. Questa era la regolazione micrometrica del comando di reazione”.

L'ascolto avveniva sempre tra le 21 e le 23 mentre il campo era senza luce e gli altri prigionieri dormivano e le notizie venivano lette al mattino successivo da due ufficiali (Capolozza e Pisani) i quali passavano poi il "bollettino" ai lager confinanti dopo averlo tradotto in inglese.

Il 6 giugno 1944 gli italiani appresero dello sbarco in Francia e avvertirono gli internati francesi che si diedero a manifestazioni di giubilo

Numerose furono le perquisizioni, in particolare il 27 gennaio del 45, le pareti, i pavimenti i tetti delle baracche maggiormente sospettate, furono quasi completamente disfatti da squadre della "Gestapo" alla ricerca della sfuggente radio, ma la smontabilità della "Caterina"era una delle sue principali caratteristiche e così il variabile diventava un innocuo raschino per pulire, il contenitore diventava una scatola portaoggetti, appesa alle brande, l' auricolare, una scatoletta portamonete e il gruppo bobine variometro veniva nascosto in una gavetta sotto scorze di patate.
In questo modo tutti i tentativi di scoprire Radio Caterina furono sempre elusi e per più di 12 mesi questa fu l' unica voce della verità e della speranza per centinaia di persone che oltre a vivere in condizioni precarie, erano anche all' oscuro di ciò che accadeva nel mondo.

Secondo Ugo Dragoni furono realizzate almeno otto radio clandestine nei vari Lager, quattro delle quali a Sandbostel: Caterina, Mimma, Teresina, GEA (quest'ultima fu custodita dal Dragoni durante la prigionia). Di tutti questi ricevitori solo tre sono stati conservati e sono esposti al Museo dell'Internato Ignoto di Padova: Caterina, Radio Cestokova e la galena di Zheithain.

 

 

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